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Home Ultime notizie ) La dieta mediterranea aiuta la psiche
) La dieta mediterranea aiuta la psiche PDF Stampa E-mail
Venerdì 20 Novembre 2009 10:09

Un nuovo studio, pubblicato su Archives of General Psychiatry, dimostra in maniera chiara che seguire regolarmente una dieta mediterranea ricca di vegetali, frutta, cereali, legumi e pesce riduce il rischio di ammalarsi di depressione

Non solo il sole ma anche il cibo a disposizione delle persone che vivono in Paesi mediterranei potrebbe favorire condizioni mentali migliori rispetto a coloro che risiedono nel Nord Europa. Un nuovo studio, pubblicato su Archives of General Psychiatry, dimostra, infatti, in maniera chiara che seguire regolarmente una dieta mediterranea ricca di vegetali, frutta, cereali, legumi e pesce riduce il rischio di ammalarsi di depressione. 

In particolare, l'indagine ha considerato 10mila studenti universitari spagnoli che al momento del reclutamento non mostravano alcun disturbo dell'umore e non assumevano farmaci antidepressivi. I partecipanti sono, quindi, stati suddivisi in due gruppi e sottoposti a un regime dietetico mediterraneo oppure caratterizzato dal consumo prevalente di carne e prodotti lattiero caseari. Dopo circa 4 anni di follow-up, attraverso specifici questionari, negli individui che consumavano principalmente e con frequenza giornaliera frutta, verdura, legumi e pesce è stata osservata una diminuzione di circa il 30% del rischio di depressione rispetto a coloro che si alimentavano costantemente con proteine e grassi animali. Gli autori sottolineano, inoltre, che l'associazione inversa tra dieta mediterranea e depressione continua a sussistere anche dopo le opportune correzione per altri stili di vita. "L'interpretazione dei nostri dati ci spinge ad affermare che abitudini alimentari sane possono favorire migliori funzioni cerebrali e, conseguentemente, consentire di far fronte in maniera molto più efficace alle frustrazioni giornaliere, allo stress e alle insoddisfazioni personali" ha dichiarato Almudena Sánchez-Villegas dell'Università di Navarra a Pamplona in Spagna.

 

Archives of General Psychiatry 2009, 66, 1090-1098

 

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